Catanzaro – A Roberto Vecchioni il “Pitagora d’Argento” realizzato dal maestro orafo Michele Affidato.

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Con la immensa platea del Parco della Biodiversità Mediterranea, il “professore” della musica italiana ha abilmente creato una connessione emotiva straordinaria. Oltre diecimila persone hanno partecipato all’evento della seconda serata della decima edizione di “Settembre al Parco – NaturArt: suoni, voci e forme della natura”  la manifestazione organizzata dall’Amministrazione provinciale di Catanzaro, guidata dal presidente Enzo Bruno, in collaborazione con la  Esseeme Musica di Maurizio Senese. Roberto Vecchioni incanta e commuove, registrando il pienone.

Con la sua poesia narrante ha voluto raccontare “affetti, passione e gioia dell’essere al mondo e di sperare che il mondo sia una cosa felice”.  E’ lui stesso ad illustrare il percorso di un concerto che lascerà il segno, incontrando con grande disponibilità i giornalisti prima di salire sul palco, senza risparmiare sorrisi, e perfino elargendo apprezzamenti su Catanzaro che ha dichiarato di considerare “una bella città”. Vecchioni invita tutti a “cercare e trovare la felicità nelle piccole cose, anche nelle difficoltà. Perché, in fondo, “la malinconia è la felicità del dolore. E il successo conta poco: il successo è quando stai al bar con gli amici, quando vedi i tuoi figli crescere”. Roberto Vecchioni si è intrattenuto con il presidente della Provincia Bruno, prima dell’inizio del concerto presentato dalla giornalista Rossella Galati, e ha poi ricevuto in dono il Pitagora d’argento, Pitagora d’Argento realizzato dall’orafo crotonese Michele Affidato. Partito il 21 giugno da Milano, il tour di Roberto Vecchioni “La vita che si ama” è ispirato all’ultimo libro dell’artista, edito da Einaudi nel quale esplora la felicità partendo dall’universo degli affetti. Il filo conduttore dello spettacolo è costituito dai frammenti della memoria personale racchiusi in 45 anni di canzoni, da quelle meno consuete come “Stelle” e “Figlio figlio figlio” a “Sogna ragazzo sogna”. La scelta è quella di prediligere i brani personali rispetto a quelli intellettuali per raccontare, attraverso la musica e le parole, la felicità che ci si porta sempre addosso, le gioie vissute, i dolori dimenticati e superati che appartengono a quel tempo definito da Vecchioni “verticale”. Il cantautore in questo spettacolo gioca con l’ironia, si immerge nel ricordo, rincorre la sua passione per costruire un bilancio in cui i giorni che sembravano più neri hanno lasciato il posto a quelli più luminosi. Vecchioni lascia volutamente da parte il repertorio costituito da personaggi mitici e storici che frequenta solitamente per creare un clima intimista ed attingere dalle cose belle della propria vita, come il ricordo della mamma descritta in “Dimentica una cosa al giorno” e “Un lungo addio” dedicato alla figlia. Non sono mancati però i classici da “Luci a San Siro” a “Chiamami ancora amore”, accompagnato dalla storica band: Ruggero Pazzaglia alla batteria, Marco Magelli il bassista, Massimo Gelmini alla chitarra e Lucio Fabbri.